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Prescrizione acquisitiva su beni demaniali

Nota alla sentenza n. 839 del Tribunale di Brescia pubblicata in data 17 marzo 2016


demanio_fiume.jpgIl Tribunale di Brescia con la pronuncia qui in esame, ha sancito importanti principi in materia di sdemanializzazione tacita e di prescrizione acquisitiva di beni demaniali. La sentenza, articolata a definizione di un giudizio promosso dallo Studio Legale, concerne l’accertamento dell’acquisto per intervenuta usucapione da parte degli attori, di alcuni terreni costituenti l’ex alveo del fiume Oglio, prospicienti le aree di loro proprietà, e dagli stessi utilizzati da oltre 50 anni a scopi estrattivi, sui quali insistono fabbricati d’esercizio ed attrezzature inerenti l’attività lavorativa.
In particolare i terreni in questione, così come accertato nel corso dell’istruttoria espletata e compiutamente argomentato in atti dallo Studio Legale, erano stati estromessi dall’alveo del fiume Oglio con decreto del Magistrato del Po del 30.07.1990 e con nota del 29.12.1990 ne veniva disposta l’estromissione dal Demanio idrico e il trasferimento al patrimonio dello Stato.
Il Giudice di prime cure ha applicato nel caso di specie i principi sanciti dalla Giurisprudenza di legittimità in materia di sdemanializzazione tacita di un bene del demanio pubblico (Corte di Cassazione con la sent. N. 12555 del 2013), attribuendo all’atto amministrativo di sclassificazione dell’area disciplinato all’art. 829 c.c., natura puramente dichiarativa in quanto i terreni di cui è causa hanno perso il loro carattere pubblico e demaniale in un arco temporale antecedente al Decreto del Magistrato del Po, in seguito ad eventi naturali opportunamente accertati in sede istruttoria, sicchè, il passaggio dei mappali de quibus dal demanio pubblico al patrimonio dello Stato è avvenuto tacitamente, ben prima dell’adempimento delle formalità previste dalla legge.
Nel caso specifico quindi, si è configurato un possesso utile ad usucapire in capo al privato il cui termine prescrittivo, così come accertato dal Tribunale, non solo non risulta interrotto dalla richiesta di pagamento dell’indennità per occupazione abusiva, avanzata dall’Ufficio tecnico erariale nel 1997, ma anzi, per effetto della sdemanializzazione tacita è già stato ampiamente maturato (le aree risultano occupate fin dagli anni 60’).
Tale assunto si fonda sul principio sancito da costante Giurisprudenza (Cfr. Cass. N. 9845/2003) secondo cui, la richiesta di pagamento dell’indennità per occupazione abusiva, la messa in mora o la diffida ad adempiere non possono considerarsi atti interruttivi del termine della prescrizione acquisitiva, in quanto, nonostante l’evidente contrasto con la volontà del titolare del corrispondente diritto reale può continuarsi ad esercitare il possesso. In tema di usucapione, infatti, è riconosciuta efficacia interruttiva del possesso unicamente ad atti che comportino, per il possessore, la perdita materiale del potere di fatto sulla cosa, o che siano diretti ad ottenere il medesimo risultato attraverso una pronuncia giudiziale.
Per le ragioni esposte il Tribunale ha altresì negato che la richiesta di acquisto dei terreni in questione possa avere valore interruttivo della prescrizione acquisitiva, o possa essere interpretata quale rinuncia tacita all’usucapione, configurabile unicamente, secondo il principio sancito recentemente dalla Corte di Cassazione in una fattispecie simile, nel caso in cui il comportamento del possessore sia incompatibile con la volontà del medesimo di avvalersi della causa di acquisto del diritto (sentenza n. 17321 del 2015 della Corte di Cassazione), escludendo quindi che la manifestazione di disponibilità all’acquisto intervenuta successivamente al decorso del termine per usucapire possa costituire una rinuncia all’usucapione, potendo vieppiù ravvisare in tale atto la volontà di regolarizzare la propria posizione senza tuttavia perdere il diritto ormai raggiunto.
 
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