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Sdemanializzazione tacita di beni demaniali

La vicenda attenzionata, di particolare interesse nell’ambito dell’attività professionale esercitata dallo studio legale, attiene alla possibilità di usucapire terreni di proprietà dello Stato, formalmente demaniali (in quanto mancante un espresso decreto di sdemanializzazione) ma, di fatto, ormai privi di quei requisiti tipici di tali beni.

Nello specifico parte attrice, assistita dall’Avv. Bruno Bianchi, conveniva in giudizio l’Agenzia del Demanio al fine di ottenere il trasferimento di proprietà dei citati terreni per intervenuta usucapione.

Si costituiva in giudizio l’Agenzia del Demanio la quale, rilevando la mancanza di un provvedimento formale di sdemanializzazione, richiedeva il rigetto della domanda attorea stante l’impossibilità di usucapire beni demaniali.

La linea difensiva dello studio, pienamente condivisa dalla sentenza di primo grado, sosteneva innanzitutto la piena ammissibilità dell’istituto della c.d. sdemanializzazione di fatto (ovvero la perdita di tale qualificazione, seppur in mancanza di un espresso provvedimento, in ragione del venire meno dei requisiti di demanialità) e, a fronte di ciò, dell’intervenuta usucapione delle aree in forza del possesso continuato di parte attrice per oltre venti anni.

Nell’ambito della CTU esperita veniva accertato, oltre all’ultraventennale possesso pacifico e continuato di parte attrice, che le aree oggetto di causa, intercluse nella proprietà attorea, dovevano ritenersi estromesse dall’alveo del fiume e che, sebbene i mappali risultassero ancora intestati allo Stato, appartenenti alla Partita Speciale “Relitti di acque” e privi di un provvedimento di sdemanializzazione, avevano ormai perso i requisiti di demanialità, avendo il fiume variato da tempo il proprio corso.

Prendendo atto di quanto sopra, accedendo alla linea interpretativa fornita dall’Avv. Bianchi, supportata da diverse pronunce della Suprema Corte di Cassazione in tema di sdemanializzazione di fatto, il Giudice di prime cure ha pertanto ritenuto che nella fattispecie in esame la cessazione della demanialità, risalente nel tempo, fosse stata provata inequivocabilmente e fosse palesata dalla perdita delle aree de qua dell’originaria attitudine ad assolvere all’uso pubblico.

Alla luce del mutato stato dei luoghi e della perdita dei caratteri demanialità, il possesso continuato di parte attrice è stato infine ritenuto idoneo ad integrare l’intervenuta usucapione, determinando il conseguente trasferimento della proprietà delle aree oggetto di causa.

 

 

 
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