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Natura altamente discrezionale delle scelte urbanistiche
Le scelte urbanistiche compiute dalle autorità preposte all’approvazione degli atti di pianificazione hanno natura altamente discrezionale.

La delibera di Giunta comunale volta alla correzione di errori materiali contenuti negli elaborati costituenti il PGT ha natura ricognitiva e non dispositiva


bivio.jpgProsegue l’esame della sentenza del Tar Milano (n. 1209/2016) con la quale i Giudici, in accoglimento delle argomentazioni difensive svolte dallo scrivente Studio in favore del Comune, hanno respinto il ricorso avente ad oggetto l’annullamento degli atti di adozione ed approvazione del piano di governo del territorio, ivi inclusi gli atti inerenti la procedura di Vas, oltre al risarcimento dei danni.
In particolare, tra le censure sollevate, i ricorrenti hanno contestato le delibera con cui la Giunta comunale ha inteso correggere gli errori materiali contenuti nell’atto di approvazione del PGT, rilevando il difetto di competenza dell’organo.
Al riguardo, l’Autorità adita ha chiarito che l’amministrazione pubblica, con tale delibera ha solo “preso atto delle modifiche apportate dall’organo tecnico competente alla documentazione di cui il piano è costituito al fine di adeguarla alle osservazioni accolte con la delibera consiliare di approvazione”,  sicchè “l’atto gravato ha natura non già dispositiva ma meramente ricognitiva, essendo esso funzionale a rendere esplicito e meglio comprensibile quanto già deliberato con l’atto di approvazione del PGT; esso pertanto non può essere considerato alla stregua di un provvedimento di modifica del PGT ovvero di correzione di errori materiali in questo contenuti”.
Quanto alla censura sollevata in merito al mancato adeguamento del piano di zonizzazione acustica ed alla mancanza di un piano urbano del traffico, il Collegio ha osservato che Il Comune resistente, stante il dettato normativo di cui all’art. 36 del nuovo Codice della Strada, non è tenuto all’adozione del Piano Urbano del Traffico.  Tale obbligo sussiste unicamente per quei comuni con popolazione residente superiore a 30.000 abitanti, o che raggiungano tale soglia minima in determinati periodo dell’anno a seguito dell’affluenza di turisti e/o pendolari.
L’Ente, tuttavia, non raggiunge i 30.000 abitanti e, pertanto, è esentato da ogni obbligo di legge in merito.
Inoltre “nessuna norma impone che l’adeguamento del piano di zonizzazione acustica al nuovo strumento urbanistico debba avvenire contestualmente all’approvazione di quest’ultimo”, tuttavia, tale adempimento, secondo quanto prescritto dall’art. 6 della L. 447/1995, potrà essere effettuato anche in un secondo momento nell’ipotesi in cui le previsioni adottate in materia dal nuovo strumento urbanistico siano diverse da quelle precedentemente in vigore.
Infine, in merito all’asserito difetto motivazionale degli atti adottati ed alla mancata illustrazione delle ragioni sottese alla scelta urbanistica compiuta, il Tar, così come opportunamente rilevato dallo scrivente Studio legale, ha riconosciuto la natura altamente discrezionale ed insindacabile delle scelte urbanistiche perseguite dalle autorità preposte all’approvazione degli atti di pianificazione, uniformandosi pertanto all’orientamento Giurisprudenziale maggioritario formatosi sul punto, sicché “l’Amministrazione non è tenuta a motivare specificamente le scelte riguardanti le singole zone, essendo a tal fine sufficiente il richiamo ai criteri generali seguiti nell’impostazione del piano come risultanti dall’apposita relazione di accompagnamento al piano stesso (cfr. Consiglio di Stato, sez. IV, 7 aprile 2008 n. 1476; id. 13 marzo 2008 n. 1095; id. 27 dicembre 2007 n. 6686)”.
Tali scelte infatti sono sindacabili da parte del giudice amministrativo solo nel caso in cui vi siano evidenti indici di irrazionalità o emerga chiaramente la sussistenza di errori nella valutazione dei presupposti ad esse sottesi.
Nel merito del ricorso, così come argomentato dai Giudici, in capo ai ricorrenti sussisteva un affidamento generico relativo alla non “reformatio in peius” di precedenti previsioni urbanistiche che consentiva una più proficua utilizzazione dell’area e non una posizione di affidamento qualificato idonea a giustificare l’obbligo motivazionale dedotto dai proprietari dei terreni in oggetto.
 
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